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«Vicenza è un problema. Punto. Un problema conosciuto e sotto osservazione dall’Ufficio Sezione Europa Nord America del WHC. La contraddizione di principio tra Base Militare Dal Molin e Vicenza Città Unesco è indubitabile. Sono state indicate la procedure legali, i protocolli e le persone che possono aiutare per "procedura e compilazione del protocollo" ad hoc per Vicenza»
...CONTINUA A LEGGERE E GUARDA LE FOTO DI PARIGI...
http://www.antersass.it/nessuna_compensazione_vicenza.htm
NESSUNA COMPENSAZIONE PER VICENZA
immagini + blobvideo annuncio dell’azione a Parigi con parti della presentazione/concerto/pubblico di
Vinicio Capossela e Mario Brunello al Teatro Olimpico
Parigi: il 1° febbraio scompenseremo Vicenza.
EPILOGO VICENZA FUORI DALL'UNESCO
Ironicamente, senza saperlo e volerlo, siamo stati, sono stato, provocando
seriamente, il primo teorico delle “scompensazioni”. Teoria poco compresa. O
forse troppo paurosa se risultasse vera. Comunque sia, ora è giunto il momento
della pratica. Dell’epilogo. Specie dopo le parole del Presidente degli Stati
Uniti durante il conferimento del Nobel per la Pace, che poco lasciano alla
speranza di un mondo libero dall’abominio militare. Con tutto il rispetto,
stupisce l’ignoranza (nel senso letterale e applicata al caso specifico, sia
essa genuina o indotta) di Barack Obama. Certe guerre sono necessarie, dice. Non
ricorda che «le guerre hanno origine nello spirito degli uomini» perciò «è nello
spirito degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace» (preambolo
Atto Costitutivo dell’Unesco). Nulla di necessario è in ciò che fa l’uomo e
altre sono le sue necessità. E’ poco saggio armarsi sulle conseguenze di un
pensiero deviante quando dobbiamo concentrarci sulla radice. A meno che non si
sia succubi di interessi. Latenti o evidenti.
Un giovane socio-antropologo americano è venuto da me in quanto outsider dei movimenti
contro la Base di Vicenza a domandarmi cosa ne penso della frammentazione
attuale. L’obiettivo è comune, non c’è dubbio, fermare la Base, ma le strategie
diverse. Il fatto è che le strategie, multiple e non sempre complementari, ossia
gli stili-stilemi, i partiti, i vissuti individuali e collettivi hanno messo in
secondo piano l’obiettivo e questo se ne sta andando per i fatti suoi e da noi
si continua a fare festa, spettacolo, convivio. In altre parole, o per fatti
concreti, la
Base la stanno facendo e molti oggi parlano, nel bene e nel male,
di
compensazioni. Per questo noi saremo il 1° febbraio a Parigi per
ufficializzare l’istanza Vicenza Fuori dall’Unesco. Nessuna compensazione per
Vicenza, così fin dal principio e per principio, ma una legittima “scompensazione”,
un togliere ciò che la città non merita più e che se fosse mantenuto - un
Patrimonio Unesco violato, il suo esempio, l’urbanesimo esemplare, la cultura e
la pace da esso derivanti e qui da noi ottenebrate - potrebbe portare danno alla
comunità civile intera.
Per il lancio della nostra azione di Parigi invito gli interessati a leggere la
pagina
NESSUNA COMPENSAZIONE PER VICENZA dove in modo creativo, chiedendo aiuto al
luogo artistico che più di ogni altro la rappresenta nel mondo, il Teatro
Olimpico, annunciamo l’azione scompensativa del 1° febbraio.
Guardate il blobvideo con parti della presentazione/concerto di Vinicio
Capossela e Mario Brunello [per motivi di editing abbiamo diviso il video in 2 e
annunciamo l’azione alla fine del video]. In sintesi, nessuna compensazione per Vicenza,
neppure culturale.
L’invito, con il suo antefatto [l’interrogazione al Sindaco di Vicenza
post-consultazione] e il suo precedente [Gandhi’s UpStandingNetPoint], è specie
indicato per chi ha mosso polvere intorno alla figura di Gandhi,
dall’Amministrazione a certe voci dei movimenti che non hanno capito che a
Vicenza c’era e c’è gente ancora convinta di celebrare il pensiero di Gandhi,
non la burocrazia, tanto meno l’ipocrisia di chi si mette in bocca le parole del
maestro indiano e poi si fa veicolo di violenza, per quanto costretto, come
insegna in questi giorni Barack Obama.
Mi spiace e potrei sbagliarmi. Ma non è questo il tempo di facili parole e di
sottili equilibri. O costrizioni. C’è in gioco la dignità e il diritto di una
comunità civile intera. Non solo di Vicenza.
Leggete l’Appello al Diritto Internazionale e accompagnateci, sottoscrivendolo,
all’azione “scompensativa” del 1° febbraio.
Alberto Peruffo, 15 dicembre 2009
L'interdipendenza è e dovrebbe essere l'ideale dell'uomo tanto quanto l'auto-sufficienza. L'uomo è un essere sociale. Senza rapporto con la società, egli non può attuare la sua unità con l'universo e sopprimere il suo egotismo. L'interdipendenza sociale gli permette di collaudare la sua unità con l'universo e sopprimere il suo egotismo. L'interdipendenza sociale gli permette di collaudare la sua fede e cimentarsi alla pietra di paragone della realtà. Se l'uomo fosse situato o potesse situarsi in modo da essere completamente al di sopra di qualsiasi dipendenza dai suoi simili, diventerebbe così orgoglioso e arrogante da rappresentare un vero peso e un flagello per il mondo. La dipendenza dalla società gli insegna la lezione della benignità. Che un uomo debba essere in grado di soddisfare da sé la maggior parte delle sue necessità essenziali, è ovvio; ma non è meno ovvio per me che quando l'auto-sufficienza arriva al punto di isolare l'uomo dalla società, costituisce quasi un peccato. Un uomo non può diventare autosufficiente neppure in tutte le varie attività dalla coltivazione del cotone alla filatura. A un certo momento deve accettare l'aiuto dei membri della sua famiglia, perché non dai vicini? O altrimenti, qual è il significato della grande massima: «il mondo è la mia famiglia?»
Italia. La notte a volte ho incubi. Sogno ancora carri armati, fucili e rumori di spari. Oppure volti
confusi che non sempre riconosco. Mi capita anche di sognare in inglese.
Di giorno invece non mi sono ancora abituata all'idea di potermi muovere liberamente, ho la
sensazione che dietro l'angolo ci siano posti di blocco e soldati ad aspettarmi. Se sento scoppi e
rumori forti sussulto. Gli elicotteri mi fanno ancora paura.
Razionalizzo, sono in Italia, forse sto esagerando.
Ascolto i telegiornali con attenzione quando parlano del Medio Oriente.
Mi incazzo per quello che dicono: mistificazioni, parzialità, incompletezze. E per quello che non
dicono: la quotidianità, che non interessa i grandi circuiti informativi. Cerco meticolosamente
notizie sulla rete, leggo e divulgo le mail che mi arrivano da lì. Mi sento impotente.
Ho personalizzato questo conflitto. Affetti e dolori. Penso a tutti gli amici che ho lasciato, aspetto le
loro telefonate, mi chiedo cosa stia succedendo a Gaza, a Ramallah, a Hebron…Quando sento di
spari, bombardamenti o attentati, cado in depressione: un altro passo sulla via dell'odio.
Speranze di pace frustrate, annichilite. Cerco ossessivamente di spiegare, perché non vi interessa?
Immaginiamoci il Mahatma Gandhi, non una semplice statua, seduto di fronte al suo telaio. Un tessitore di reti che collega insieme fili stesi per l'intero pianeta.
I fili sono impercettibili, solidi e non controllabili quanto le moderne reti di comunicazione che collegano insieme le persone del mondo sedute di fronte ai loro terminali.
Le persone ascoltano il messaggio del maestro, lo condividono e dalle loro postazioni mettono in opera il primo passo per iniziare il percorso di pace annunciato.
La Pace è una Rete. Il Mahatma Gandhi, soddisfatto e pensieroso, statuario, alza lo sguardo dal suo telaio. Di fronte la vasta pianura militarizzata di Vicenza. Di là gli altipiani. Tristi e fumanti. Esclama:
“La verità e la nonviolenza sono antiche come le montagne” »