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Secondo la mia nozione di democrazia, i più deboli devono avere le stesse opportunità dei più forti.
Questo non può mai realizzarsi se non attraverso la non-violenza.
La resistenza passiva è considerata l'arma dei deboli, ma la resistenza per la quale dovetti coniare un termine completamente nuovo è l'arma dei più forti.
Dovetti coniare una parola nuova per esprimere quello che intendevo dire. Ma la sua incomparabile bellezza sta nel fatto che, pur essendo l'arma dei più forti, essa può essere maneggiata da coloro che sono fisicamente deboli, dai vecchi e perfino dai fanciulli, sa hanno un cuore risoluto. E poiché in satyagraha si oppone resistenza sacrificando se stessi, è un'arma eminentemente accessibile alle donne. L'anno scorso scoprimmo che in molte occasioni le donne indiane superarono i loro fratelli in fatto di sofferenza, e gli uni e gli altri si comportarono nobilmente nella campagna. L'ideale dell'abnegazione, infatti, divenne contagioso e si compirono mirabili atti di rinuncia di sé. Supposto che le donne e i fanciulli 'Europa s'infiammano di amore per l'umanità, trascinerebbero gli uomini e annienterebbero il militarismo in tempo incredibilmente breve. L'idea che sta alla base di questa affermazione è che le donne, i fanciulli e tutti gli altri hanno la stessa anima e potenzialità. Il potere è mettere in luce il potere illimitato della verità.
Nessun uomo può essere attivamente non violento senza ribellarsi all'ingiustizia sociale, dovunque essa si presenti.
Nel 1969 Margaret Mead ha detto: “Non dubitate mai che un piccolo gruppo di cittadini premurosi e determinati possa cambiare il mondo. In realtà, è sempre cos&ìgrave; che sono avvenuti i grandi cambiamenti”. Credo fermamente, e tanti insieme a me, che esista un'effervescenza evolutiva nei tessuti stessi della società contemporanea; e quindi nonostante la paura, l'avidità, il consumismo e la violenza abbiano senz'altro un ruolo dominante, ciononostante assistiamo ad un'aggregazione di cellule immaginali con una visione diversa del mondo e in grado di dare atto ad una profonda trasformazione; ad una metamorfosi appunto.
Il poeta uruguaiano Mario Benedetti ha scritto: “Cosa succederebbe se una mattina ci svegliamo e scopriamo di essere la maggioranza?” Io dico che le cellule immaginali trasformerebbero un bruco in una farfalla. Questo è un tempo di risveglio. Gruppi di cellule immaginali si stanno radunando ovunque; stanno iniziando a riconoscersi; stanno sviluppando gli strumenti orchestrali per promuovere la comunicazione reciproca, per dare luogo allo stadio successivo della società umana; per creare una nuova umanità tanto simile a quella presente quanto una farfalla e un bruco. Una nuova dimensione di vita, una società giusta e compassionevole, un'umanità che affonda le sue radici nella gioia e nella comprensione reciproca. Siamo tutti quanti delle cellule immaginali; avviciniamoci a quelle più vicine, creiamo sinergie, per costruire insieme l'alleanza per una nuova umanità.
Hanna è davvero bella, ha gli occhi azzurro chiaro, inusuali per le donne palestinesi, e il velo scuro
morbido intorno al volto. Ad un certo punto mi prende per mano per guidarmi tra la folla, e questo
gesto intimo mi scalda il cuore. Ha 21 anni, studia economia indirizzo sociologico e parla un ottimo
inglese.
“Cosa vuoi fare da grande?”, le ho chiesto.
“Ma io sono già grande…cosa voglio fare? Una volta avevo tanti ideali, pensavo che con la cultura
avrei potuto aiutare la mia gente a crescere, ad aprirsi. Credevo che sarebbe arrivata la pace.
Adesso…cosa posso fare?”
Gli occhi le luccicano: “I miei genitori non vogliono che vada più all'università, devo dormire fuori
troppe notti perché la strada è spesso chiusa, e nella loro mentalità non è bene per una donna. E poi
sarebbe meglio che cercassi di lavorare, per aiutarli…Ci hanno levato tutto. Il cibo, i soldi,
l'educazione, la vita…”.
I soliti discorsi, li ho sentiti cos&ìgrave; tante volte che li conosco a memoria. Ma ripetuti da questa
bambina-donna dagli occhi chiari mi fanno più male.
Ero inebetita, non sapevo che dire. Io ho il mio bel mondo a cui tornare, sono qui a fare l'eroina, ma
sempre con le spalle coperte, frammenti in una vita da occidentale fortunata.
Per lei questa è l'unica vita disponibile.
Mentre gli altri continuavano a chiacchierare, ognuno a raccontare le proprie storie, ho iniziato a
chiedermi che senso ha la mia presenza qui. Cosa posso fare, in concreto, per questa gente?
Sono qui per gratificare il mio ego?.
Hanna si è girata, ho avuto l'impressione che capisse, ma probabilmente è stata solo
un'impressione. Ha detto: “Grazie, sei qui con noi, ad aspettare, e nessuno ti ha obbligata a farlo,
questo per noi significa molto. Ci fate sentire che non siamo soli”.
Ma la condivisione della sofferenza può aiutare davvero?
Non lo so, forse s&ìgrave;, visto che è quello che mi ripetono tutti i palestinesi che incontro. Ma a volte
vorrei essere più efficace, non sentirmi cos&ìgrave; impotente. Ora ad esempio, vorrei far aprire questo
maledetto check point…usare questo pezzo di carta dove c'è scritto che sono cittadina dell'Unione
Europea, la “patria della democrazia e dei diritti umani”…ma non serve a niente. E oggi mi sembra
che dietro a questo passaporto si nasconda solo una grande ipocrisia, bugie e mistificazioni. Mi
sento colpevole e vorrei stracciarlo, e se siamo la patria della democrazia e dei diritti umani, siamo
ancora più colpevoli, perché assistiamo inermi alla distruzione del diritto di un popolo, alla propria
democrazia e ai propri diritti umani.